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Ieri, dopo l’ennesima dichiarazione di voler porre la fiducia su un provvedimento discusso e controverso come il c.d. legittimo impedimento, alcune senatrici del PD hanno manifestato una protesta esibendo delle magliette con sopra scritto “etiam si omnes, ego no”, che in latino significa letteralmente “se anche tutti, io no”. Questo era il motto degli universitari tedeschi appartenenti alla Rosa Bianca, un’organizzazione studentesca contro il nazismo, per manifestare la propria distanza dal regime totalitario di Hitler. Il gesto è tanto grave quanto significativo, perché si somma alle proteste ed alle dichiarazioni che si sono succedute in questi ultimi giorni, sull’arroganza del governo e sulla deriva autoritaria ed arbitraria del suo operato, che hanno unito politici dell’opposizione (e non solo) e larghi strati della società civile.
Tutti i siti internet di informazione e discussione si sono riempiti di commenti e proteste per l’operato della maggioranza per risolvere il problema della mancata regolare presentazione delle liste di candidati da parte del PDL nel Lazio e nella Lombardia, problema che in quest’ultima regione ha trovato una soluzione “fisiologica” con la riammissione da parte del TAR della lista del presidente uscente Formigoni, ma che risulta ancora aperto nel Lazio, dove il TAR ha negato la riammissione del PDL.
La parola “regime”, che prima apparteneva solamente alle frange più estreme di contestazione dell’opposizione (IDV in testa) è circolata con forza anche tra le altre forze politiche di opposizione, fino a sfociare nella protesta di ieri delle senatrici del PD. Si sta esagerando? Sì e no.
Come sta dimostrando anche in queste ore il tribunale amministrativo, in Italia esiste un sistema di controlli che funziona e che trae la sua forza dal complesso delle norme e delle regole democratiche su cui si basa questo paese; negare, come ha fatto il TAR del Lazio, la legittimità del governo centrale di regolare con decreto la materia elettorale locale, di competenza esclusiva delle Regioni, significa ristabilire un principio di autonomie e poteri che non possono essere travalicate da alcuno, significa ricordare ad un governo che l’esercizio del diritto di governare si ferma di fronte al pari diritto di determinarsi di altro soggetto istituzionale.
Il problema sorge quando non si accetta più che vi sia questo controllo, quando il controllore diventa sempre e comunque un nemico, un avversario, se non decide a favore, quando, invece di combattere una decisione sfavorevole attraverso i meccanismi di opposizione e verifica, si combatte colui che decide, sul piano personale (il caso Mesiano è emblematico), quando si taccia di malafede ed opposizione politica il soggetto che applica la legge non a favore, quando si cerca di cambiare le regole, perché si sono violate, quando si fa una legge perché “serve” a qualcuno e non a tutti.
Questa è la base di un regime.
Il consenso, che peraltro comincia a mancare dopo le ultime forzature, non è mai stato e mai sarà il metro per giudicare la legittimità di comportamenti autoritari e per decidere se un governo sta prendendo o meno una deriva totalitaria. Una dittatura nasce anche fra gli applausi.
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