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Si sono da poco chiusi i battenti dell'assemblea nazionale di Informatici Senza Frontiere, svoltasi lo scorso sabato 17 aprile 2010 a Mestre. Il raduno ha visto la partecipazione di soci e simpatizzanti da tutte le regioni d’Italia: il recente avvio delle sezioni locali ha infatti costruito una struttura di aggregazione territoriale, utilissimo a realtà associative del genere per creare più occasioni di incontro tra i membri. Oggi si contano otto sezioni regionali e più di 200 soci, informatici e non, che danno vita all’ente e ne portano avanti le attività. I punti principali all'ordine del giorno sono stati la presentazione dei progetti per il futuro e l'incontro con i curatori delle iniziative attualmente in corso.
Informatici Senza Frontiere nasce verso la fine del 2005, quando "un gruppo di manager veneti che lavorano nel settore informatico ha deciso di raccogliere questo invito, e di mettere le proprie conoscenze in un aiuto concreto contro il digital divide". Il pool di professionisti si costituisce quindi in Onlus, dandosi "come primo obiettivo quello di utilizzare conoscenze e strumenti informatici per portare un aiuto concreto a chi vive situazioni di emarginazione e difficoltà". Nella realtà odierna i mezzi di comunicazione a distanza soddisfano esigenze recenti, che però l'attuale stile di vita ha reso sempre più determinanti, sia dal punto di vista della reperibilità di notizie e informazioni, che per quanto riguarda il mantenimento di contatti familiari e relazioni sociali, senza considerare il loro ruolo ormai primario nel sistema produttivo e nei servizi alla cittadinanza. Secondo ISF, "l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresenta un prerequisito essenziale allo sviluppo economico e sociale: l’Information Technology dovrebbe essere considerata un bene di primaria necessità". I fondatori dell'associazione si erano però accorti che l'informatica vive lo stesso paradosso di tutti i beni e servizi principali: se una parte del mondo ne soffre penuria e carenza, altrove si assiste a sprechi considerevoli. Basti pensare al parossismo consumistico per cui dispositivi ancora funzionanti ed affidabili vengono dismessi e rottamati, solo perché nel frattempo è uscito un nuovo modello - peraltro non sempre tanto più evoluto da giustificare il ricambio - o ai tanti bravi e capaci lavoratori del settore che restano vittima dei tagli sconsiderati in nome del profitto finanziario. Informatici Senza Frontiere si propone di reimpiegare parte di queste eccedenze realizzando progetti specifici in Italia e nei paesi in via di sviluppo, nel tentativo di colmare almeno in parte questo paradosso. Vi sono varie situazioni disagiate che, oltre all'assistenza diretta in termini di aiuti economici e di manodopera, possono anche godere significativamente dei benefici della tecnologia. L'offerta di ISF è articolata su due fronti, quello didattico e quello mirato a costruire reti e implementare servizi. SI organizzano "corsi e strumenti di alfabetizzazione informatica: nelle carceri, negli ospedali, tra persone che vivono situazioni di emarginazione e disagio, spesso l’accesso all’uso del computer significa un’opportunità per il futuro, una speranza di migliorare la propria vita". Vengono anche realizzati "piccoli sistemi informativi in realtà particolari, come il reparto di lungodegenza infantile dell’ospedale di Brescia, o alcuni ospedali rurali africani: reti informatiche che permettono, con poche risorse e in completa autonomia, un miglioramento nella gestione delle operazioni basilari e quotidiane, nella comunicazione tra gli utenti, nell’accesso alla conoscenza. Alla loro installazione spesso accompagniamo lo sviluppo di software specifici, open source e di utilizzo semplice, come nel caso di Open Hospital, che permette la gestione delle operazioni quotidiane di piccoli ospedali rurali, oggi installato in più di dieci realtà in tutto il mondo". Da questi piccoli esempi si può comprendere come reti e computer non rappresentano solo un vezzo di modernità, un sovrappiù della bulimica civiltà del benessere e dei consumi sfrenati. "L’esperienza di questi anni" concludono gli esponenti dell'associazione "ci ha confermato che le tecnologie informatiche sono davvero in grado di offrire opportunità concrete di crescita e miglioramento nelle vite di tutti: per questo, continuiamo con impegno e passione a sviluppare e seguire progetti e idee, convinti anche il più piccolo contributo si possa trasformare in un passo avanti verso un mondo migliore.
Nel corso dell'assemblea di Mestre si sono svolte le presentazioni di alcuni membri del direttivo ed è stato illustrato ai soci lo stato dell’arte dell’associazione e presentato il bilancio. Si è poi parlato del citato Open Hospital, primo progetto di ISF, come di una recente ricerca sviluppata dal Dipartimento di Informatica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Inoltre è stato presentato il resoconto degli sviluppi delle più recenti missioni a Matiri, con Open Hospital, e a Gulu, con la realizzazione dell’infrastruttura informatica presso la OGN Good Samaritans. Tra le iniziative sul territorio nazionale è doveroso citare il progetto “Informatici Senza Frontiere per l’Abruzzo”, che mira a portare un aiuto alle popolazioni colpite dal terribile terremoto di un anno fa. "Nel piccolo paesino di Ocre, a sud dell’Aquila, grazie alla collaborazione con il vicesindaco e la Protezione Civile, è stato possibile già a fine aprile installare una prima postazione con computer, stampante, scanner e accesso internet presso la Scuola San Panfilo, in una delle 5 frazioni del comune". Lì è stato anche attivato un punto di accesso pubblico ad Internet, di cui è semplice intuire l'utilità per le persone del luogo. Una postazione è stata installata anche presso il Centro di Accoglienza Cavalletto. "Dopo questa prima fase, ISF sta lavorando per portare altri pc e hardware nelle tendopoli in cui vive ancora la maggior parte della popolazione colpita dal sisma. Pochi giorni dopo il terribile terremoto, ISF ha attivato un gruppo di lavoro che si occupa della situazione delle zone terremotate abruzzesi". Sull sito web dell'ente è stata allestita una pagina per mezzo della quale far pervenire le richieste di sostegno e contattare i responsabili del progetto.
Gentile Mara Pieri, dovendo tracciare un bilancio generale riguardo lo stato generale dell'associazione e l'avanzamento delle attività, che cosa emerge maggiormente? Negli ultimi mesi l'associazione è cresciuta moltissimo, sia in termini di numero di soci e socie, sia per i progetti attivati. Dal 2005, anno di fondazione di ISF (Informatici Senza Frontiere), sono stati davvero molti i risultati raggiunti. Innanzitutto, molti dei progetti attivati allora sono in ancora in corso, in una realtà, quella del terzo settore, nella quale spesso garantire la continuità dei progetti è una delle maggiori difficoltà. Inoltre, in questi anni si sono moltiplicate le occasioni di collaborazione sia con altre onlus e cooperative, sia con le istituzioni, in particolare le Università, da Milano, a Bari, a Venezia. Alcuni progetti sono in fase di replica in altre realtà, come il progetto “Bambini al pc”, che, incominciato all'Ospedale di Brescia, è ora stato replicato a Trieste ed è in partenza a Monza. Come bilancio generale, dunque, non possiamo che essere molto soddisfatti: l'associazione è cresciuta molto, sono nate nuove sezioni regionali (ad oggi siamo ad otto in tutto il territorio), e i progetti si sono dimostrati validi: la soddisfazione maggiore, tuttavia, resta sempre quella di rendersi conto che con gli strumenti informatici si può davvero dare un contributo al miglioramento della vita di tante persone. Per un Ente di questo genere, la pubblicizzazione e il proselitismo sono fondamentali: ritenete di esservi fatti conoscere a un livello sufficiente, come Ente e come azioni promosse, oppure in questo vi aspettavate di più? Per la comunicazione abbiamo decisamente privilegiato le possibilità offerte dal web 2.0. Abbiamo un sito web (www.informaticisenzafrontiere.org) che permette a soci e socie di interagire e postare commenti; inoltre, siamo presenti sui social network più diffusi, da Twitter a Facebook, a Flickr. In questo senso, abbiamo riscontrato che il web 2.0 è davvero un canale potentissimo di diffusione delle informazioni, e, allo stesso tempo, permette di mettere in pratica anche la condivisione delle idee e il libero accesso alle informazioni che sono alla base anche dell'attività di ISF. Inoltre, alcune interviste su media nazionali, tra cui La Repubblica e la RAI hanno sicuramente contribuito molto alla visibilità di ISF, e all'arrivo di nuove persone desiderose di dare un contributo alle iniziative dell'associazione. In ogni caso, su quali leve contate di agire per aumentare la vostra visibilità? Come detto, appunto, la comunicazione sul web è il nostro strumento di punta, che necessita continuamente di essere alimentato e approfondito con nuovi contenuti, foto e video, che costituiscono anche un ottimo strumento per tenere aggiornati soci, socie e simpatizzanti degli sviluppi dei progetti. Inoltre, siamo stati presenti ad alcune manifestazioni nazionali, come Fa' la Cosa Giusta, fiera del consumo critico, a Milano, oltre che ad alcune manifestazioni legate più strettamente al mondo dell'informatica. Gli articoli e i servizi sui media sono ovviamente sempre un ottimo canale non solo per far conoscere la nostra attività, ma anche per entrare in contatto con realtà simili alle nostre con le quali, come già accaduto, si possono sviluppare progetti e iniziative. Gli obiettivi che avete raggiunto fin qui sono in linea con quanto vi attendevate? L'associazione è nata nel 2005 attorno ad un progetto specifico, ovvero sviluppare un software, ovviamente open source, che potesse migliorare il funzionamento di un piccolo ospedale rurale ad Angal, in Uganda. A partire da allora, le nostre iniziative si sono diversificate: oggi, accanto ad alcuni progetti legate specificamente allo sviluppo di software ad hoc, come Open Staff o GuestHome, le nostre iniziative spaziano anche su altri ambiti, che all'inizio sembravano molto difficili. Infatti, alcuni progetti si concentrano sull'alfabetizzazione informatica in favore di persone e realtà che vivono qualche tipo di emarginazione: case di accoglienza per senzatetto, piuttosto che carceri o case circondariali. Inoltre, abbiamo altre iniziative in corso che prevedono la realizzazione di sistemi informativi in luoghi nei quali essi possono costituire un grande aiuto: è il caso della rete di pc installata nei reparti di lungodegenza pediatrica a Brescia, Trieste e Monza, ma anche di alcuni ospedali rurali in Kenya e Uganda. Rispetto all'iniizio, dunque, in questi anni gli obiettivi si sono diversificati, e le iniziative sono diventate più articolate: un'evoluzione che ci d' grande soddisfazione. Attualmente puntate a consolidare maggiormente la vostra presenza sul territorio, oppure a reperire fondi per le iniziative programmate? La nostra presenza sul territorio è ora concretizzata con otto sezioni regionali che operano su progetti locali: alcune di esse sono nate recentemente, ed è uno degli obiettivi di quest'anno fare in modo che ciascuna sezione sia in grado di realizzare progetti a livello locale con le associazioni e gli enti che operano su quel territorio. Tuttavia, essendo ISF un'associazione senza scopo di lucro, tutta la nostra attività si basa su donazioni e contributi di soci, socie e simpatizzanti, nonché di aziende, soprattutto informatiche, che contribuiscono allo sviluppo dei progetti in qualità di sponsors. In questo momento, in particolare, abbiamo realizzato una campagna per la raccolta del 5xmille: è infatti possibile sostenere l'associazione anche attraverso la donazione del 5xmille dalla propria denuncia dei redditi, semplicemente indicando il codice fiscale dell'associazione nell'apposito spazio. Quanto è importante la collaborazione con Enti e istituzioni e in che misura la giudicate adeguata alle effettive esigenze di efficacia della vostra azione? La collaborazione con Enti, istituzionali e non, privati e pubblici, è estremamente importante per la realizzazione dei progetti. Spesso, agire coordinandosi con altre realtà, permette anche di garantire maggiore efficacia a lungo termine dell'intervento. La maggior parte dei progetti di ISF, se non tutti, si sviluppano in collaborazione con altre realtà: associazioni che operano nel campo del sociale, istituzioni e aziende o società che sostengono l'idea di fondo di ISF e che danno un loro contributo. Molte di esse non provengono dall'ambito dell'informatica, ma operano in situazioni di disagio ed emarginazione, situazioni nelle quali, appunto, spesso l'informatica può fornire degli strumenti validi. Quando si parla di volontariato, l'opinione pubblica tende ad associare questo concetto all'attività assistenziale diretta. Nondimeno, al giorno d'oggi il valore sociale dell'informatizzazione e dell'accesso alle tecnologie e ai mezzi di comunicazione è divenuto fondamentale. Secondo voi, il grande pubblico ha una sufficiente consapevolezza di ciò? E come si può eventualmente incrementarla? Il divario digitale è spesso considerato come un semplice problema di accesso alle tecnologie, e non di utilizzo; inoltre, nel dibattito pubblico si tende a ritenere che la vera disparità tecnologica sia data dalla grande differenza tra paesi industrializzati e paesi “in via di sviluppo”. In realtà, il digital divide è molto forte anche a casa nostra, laddove l'informatica e l'utilizzo corretto della tecnologia possono garantire una maggiore speranza di entrare nel mondo del lavoro, un elemento essenziale per la comunicazione, uno strumento indispensabile per restare collegati al mondo esterno. Un uso sostenibile degli strumenti informatici, dunque, è uno dei nostri principali messaggi. Possiamo dare qualche anticipazione sugli obiettivi e sulle strategie che perseguirete nel prossimo futuro? La continuità dei progetti già in corso è senza dubbio uno dei nostri principali obiettivi: garantire assistenza, supporto, aggiornamento e nuovi sviluppi alle persone coinvolte nei progetti è una sfida che continua a coinvolgerci. Inoltre, ci auguriamo di poter replicare alcuni dei progetti già realizzati e collaudati da qualche anno di esistenza: dal progetto all'interno del Carcere di Treviso, che ha portato alla realizzazione di un laboratorio in cui alcuni detenuti possono lavorare, a quello realizzato presso la Casa dell'Ospitalità di Mestre insieme alle persone senza fissa dimora, oltre, chiaramente, alle numerose nuove installazioni dei software sviluppati, primo fra tutti Open Hospital. Il nostro augurio per il futuro è quindi quello di crescere nella capacità di dare affidabilità ai progetti e alle iniziative, con un coinvolgimento sempre maggiore di soci e socie, che permetta loro di mettere in campo, nel supporto all'associazione, le tante e diverse competenze e conoscenze di cui c'è bisogno per portare a termine i progetti. |