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L'Iran si tinge di nero |
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Scritto da Roberta Cristofori
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Mercoledì 09 Giugno 2010 10:43 |
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Sono ore decisamente 'nere' per l'Iran. Il 12 giugno scorso Mahmoud Ahmadinejad vinceva le elezioni presidenziali, scatenando un'ondata di protesta dilagante in tutto il Paese. Nel corso dell'anno il presidente ha imposto una repressione senza precedenti; secondo le fonti ufficiali sarebbero 40 i manifestanti ad aver perso la vita ma molte ONG (come Amnesty International) ritengono che le vittime debbano ammontare ad un numero decisamente più elevato. Oggi, alla vigilia dell'anniversario, le autorità iraniane stanno negando ai gruppi d'opposizione l'autorizzazione a manifestare, nonostante questi ultimi avessero assicurato che le manifestazioni sarebbero state completamente "silenziose".
In queste stesse ore facendo un salto dall'altra parte dell'Oceano, a New York il Consiglio di Sicurezza dell'Onu sta votando a porte chiuse la quarta risoluzione sulle sanzioni contro il programma nucleare della repubblica islamica. Nei giorni scorsi il gruppo dei Cinque (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina) ha delineato un progetto di 10 pagine, stilando una lista nera di 40 società che andranno ad aggiungersi a quelle della Blacklist Onu. Il testo mira a colpire in modo particolare le nuove banche iraniane all'estero nel caso in cui siano sospettate di avere legami con il programma nucleare e missilistico, le compagnie dei Guardiani della rivoluzione (Pasdaran, ovvero un corpo militare istituito dopo la rivoluzione del '79) e l'Irisl, la compagnia iraniana delle spedizioni in mare. Inoltre sono stati estesi i tipi d'arma sotto embargo, sollecitando le ispezioni e i sequestri, e viene intimato l'Iran a sciogliere il patto stipulato con Turchia e Brasile per lo scambio dell'uranio arricchito, ingrediente necessario per la costruzione di una bomba nucleare. Infine verrà istituita una commissione di esperti che monitorino le attività atomiche dell'Iran, la quale verrà affiancata dall'Aiea che dovrà stilare un rapporto entro 90 giorni per stabilire se "l'Iran ha sospeso completamente le attività di arricchimento". Tutto ciò perché le potenze occidentali sospettano che il programma nucleare del Paese abbia come scopo la costruzione di armi atomiche.
Chi crede realmente che questa ennesima risoluzione quieterà l'animo di Ahmadinejad, alzi la mano. Ma poi cominci a nascondersi.
Come sempre i principali esponenti politici si sono già spartiti i ruoli, c'è chi sta ad un estremo, chi all'altro e chi cerca di moderare la situazione. La Rice, Hillary Clinton e Gates si sono dichiarati ottimisti, sostenendo che questo tentativo di cooperazione nazionale potrà davvero impedire all'Iran di sviluppare armi nucleari. Ahmadinejad ieri a Istanbul per la terza Conferenza sull'interazione e la realizzazione di misure di reciproca fiducia in Asia si è rivolto al presidente Putin invitandolo calorosamente a non schierarsi "con i nemici dell'Iran", mentre al resto del mondo ha assicurato che in caso di sanzioni non ci sarà più alcun negoziato sul nucleare. Non ne avevamo dubbi. Parole testuali del presidente: "il governo americano e i suoi alleati si sbagliano di grosso se pensano di poter brandire il bastone della risoluzione Onu e poi sedersi a negoziare con noi. Una cosa del genere non accadrà". Abbastanza chiaro. Putin dal canto suo, se ne sta in mezzo. Da un lato il progetto di risoluzione è da votare, dall'altro le sanzioni non devono essere eccessive perché potrebbero ostacolare l'uso pacifico del nucleare (?). Come sempre non siamo tanto in attesa di una firma, di un progetto, di una risoluzione quanto dell'efficacia di un compromesso. Purtroppo le parole non plasmano la realtà. |
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