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Forse ha ragione Saviano che in un recente articolo ha proposto di modificare l’art. 1 della Costituzione in “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul cemento”.
Forse perché il suo fondatore e capo assoluto in origine era un palazzinaro o forse perché gli affari migliori si fanno sempre col mattone, fatto sta che il PDL - che quando si chiamava CDL, ovvero Casa delle Libertà, era stato fulminato da Guzzanti con il finto spot che recitava “facciamo un po’ come ca**o ci pare”, sintesi sublime dello spirito che lo pervade - in persona del senatore Azzolini, ha introdotto nella manovra finanziaria, approvata con voto di fiducia in Senato, la SCIA, o segnalazione certificata di inizio attività, la quale sostituirà la DIA, o dichiarazione di inizio attività.
Si dirà: va be’, non è che cambi poi un gran che, al posto di una dichiarazione si fa una segnalazione, dov’è il problema? Il problema è che questa “segnalazione” è una semplice autocertificazione del soggetto che intende costruire, il quale attesta che è tutto in regola, che non ci sono problemi od impedimenti, né tecnici, né giuridici alla costruzione. L’emendamento infatti così recita:
“1. Ogni atto di autorizzazione, licenza, concessione non costitutiva, permesso o nulla osta comunque determinato, comprese le domanda per iscrizioni in albi o ruoli richieste per l’esercizio di attività imprenditoriale, commerciale o artigianale il cui rilascio dipenda esclusivamente dall’accertamento di requisiti o presupposti richiesti dalla legge o di atti amministrativi a contenuto generale, e non sia previsto alcun limite o contingente complessivo o specifici strumenti di programmazione settoriale per il rilascio degli atti stessi, è sostituito da una dichiarazione dell’interessato … Nei casi in cui la legge prevede l’acquisizione di pareri di organi o enti appositi, ovvero l’esecuzione di verifiche preventive, essi sono comunque sostituiti dalle autocertificazioni, attestazioni e asseverazioni o certificazioni di cui al presente comma, salvo le verifiche successive degli organi e elle amministrazioni competenti.
2. L’attività oggetto della segnalazione può essere iniziata dalla data della presentazione della segnalazione all’amministrazione competente.”.
Su questo, che era il testo originario, dopo le proteste degli enti locali, di quelli di tutela del paesaggio e del territorio e la levata di scudi di parte dell’opposizione ed anche della maggioranza, si è introdotto il limite dei vincoli ambientali, paesaggistici e culturali e degli atti delle amministrazioni “chiave” (Giustizia, Finanza, Difesa, ecc.).
Con questo emendamento insomma il costruttore, ma anche il privato, in base ad una semplice auto-attestazione, potranno iniziare a costruire o ad ampliare costruzioni esistenti, prima che l’amministrazione possa verificare la regolarità dei lavori ed addirittura, per le imprese, la sussistenza del DURC, o documento unico di regolarità contributiva, che ora è presupposto per l’ottenimento del permesso a costruire e che sparirà sostituito anch’esso da una semplice autocertificazione. L’unico strumento di controllo contro il lavoro nero nell’edilizia, fenomeno gravemente presente e causa spesso di incidenti sul lavoro, verrà quindi abbandonato, con l’immaginabile sollievo e tripudio di quelle imprese edili, spesso piccole o piccolissime, che potranno utilizzare clandestini ed immigrati, senza il fastidio di doverli regolarizzare e pagare loro i contributi. Senza considerare che spesso tali aziende sono il veicolo di infiltrazione della criminalità organizzata, specialmente della Camorra, in altre regioni, come i lavori per la ricostruzione dell’Umbria e delle Marche e da ultimo, le inchieste e gli arresti per la ricostruzione all’Aquila, hanno e stanno dimostrando.
La norma “mattone selvaggio” ufficialmente nasce per facilitare la nascita di imprese commerciali ed imprenditoriali, che in Italia scontano una eccessiva burocratizzazione degli adempimenti necessari per l’inizio della loro attività, potendo sostituire la massa di certificazioni ed attestati, a volte inutili e ridondanti, con una più snella e moderna attestazione, soggetta a controllo successivo; vero è che nel nostro paese scontiamo un deficit di etica ed introdurre una semplice autocertificazione che impegna solo moralmente il soggetto (come nei “codici di onore” delle università americane, dove gli studenti si impegnano, sottoscrivendolo all’atto dell’iscrizione, a non comportarsi scorrettamente ed a non copiare) lascia il campo ad abusi anche gravi della fiducia concessa, per cui, anche per tali ipotesi, era il caso di prevedere qualche controllo in più, ma il principio era condivisibile. Diventa però insostenibile e soprattutto getta più di un’ombra di sospetto sulle reali intenzioni del relatore l’inclusione dell’attività edilizia, o meglio la sua non esclusione, nella lista delle attività soggette alla nuova SCIA.
Se ad esempio pensiamo al micidiale combinato fra la “perequazione” - che a Milano permetterà, grazie alla delibera adottata il 5 luglio dalla Giunta Moratti, di “paracadutare” in città altri 80 milioni di metri cubi di cemento, dirottati dal parco Sud - e la SCIA - che permetterà l’immediato inizio dei lavori di costruzione in città, in barba a piani, progetti di sviluppo e principi di sostenibilità ambientale, si capisce che quest’ultima è un vero regalo a Salvatore Ligresti, potentissimo costruttore meneghino e, casualmente, primo sponsor e mentore dell’allora giovanissimo costruttore Silvio Berlusconi, che crebbe negli anni ‘70 sotto l’ala protettiva di questi.
Siamo quindi alle solite: nonostante secondo un recente sondaggio DEMOS del maggio 2010 in cima ai motivi di orgoglio nazionale sono la bellezza del paesaggio e il patrimonio artistico e culturale, la maggioranza si appresta con la manovra economica, opportunamente blindata, a permettere il riversarsi senza controllo di una colata di cemento che potrebbe distruggere il nostro patrimonio più prezioso in modo non più recuperabile, ma rendere felici centinaia di costruttori e “cricche“ annesse. Sono davvero il Popolo delle Libertà, anche di cementare l’Italia. Ma di questa libertà ne faremmo volentieri a meno. |