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S’io fossi parlamentare, come il Papa della poesia di Cecco Angiolieri, “sare’ allor giocondo, ché tutt’i cristiani imbrigherei” (imbrigare = intrigare, imbrogliare).
Bisogna parafrasare il genio di un poeta del 1300 per sintetizzare mirabilmente il senso ed il fine ultimo che muove i nostri rappresentanti e descrivere altrettanto efficacemente il reale significato del sofferto taglio di 1000 euro che i parlamentari della Camera hanno ieri deliberato di applicare al loro stipendio a partire dal 2011, taglio che si può definire solo come uno sfacciato imbroglio.
Il taglio sarà così applicato: 500 euro dalla diaria di soggiorno e 500 euro dal rimborso spese per il rapporto eletto/elettori. La diaria viene riconosciuta, a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma, sulla base della legge n. 1261 del 1965 che regola l‘indennità dei parlamentari.
La diaria ammontava nel 2007 (ultimo anno di rilevazione pubblicato dalla Camera) a 4.003,11 euro mensili. Tale somma viene ridotta di 206,58 euro per ogni giorno di assenza del deputato da quelle sedute dell'Assemblea in cui si svolgono votazioni, che avvengono con il procedimento elettronico.
È considerato presente il deputato che partecipa almeno al 30 per cento delle votazioni effettuate nell'arco della giornata. Il rimborso spese per il rapporto eletto/elettori consiste in una somma mensile che nel 2007 era di 4.190 euro, che viene erogata tramite il gruppo parlamentare di appartenenza.
Già la riduzione di 500 euro da ognuna di queste voci non sembra rilevante, se poi si considera che, con il sistema di votazione attuale senza preferenze, il rapporto eletto/elettore non esiste praticamente più, visto che il candidato è scelto dalle segreterie di partito all’insaputa del suddetto elettore, per cui non vi è più necessità di spendere per “curare” il proprio bacino elettorale; che non pochi parlamentari hanno case o risiedono a Roma, per cui anche la diaria spesso non viene spesa (senza contare che i trasporti per i parlamentari sono gratis); che toglierli dalla diaria e dal rimborso significa mantenere intatto lo stipendio, o più correttamente l’indennità lorda di parlamentare, unica voce sulla quale vengono calcolati l’assegno di fine mandato e l’assegno vitalizio, allora si capisce quanto bravi ad “imbrigare” noi “cristiani” siano i nostri parlamentari.
Ecco quindi l’inghippo: la riduzione non tocca come detto l‘assegno di fine mandato (sorta di liquidazione) e l‘assegno vitalizio (la pensione dell‘onorevole), che sono calcolati in percentuale dell’indennità lorda, e non riduce quindi le cospicue liquidazioni e pensioni che i nostri deputati percepiscono alla fine del mandato, e che percepiscono anche se questo è durato solo sei mesi (secondo la Legge del 1965 l'assegno di fine mandato è pari all'80 per cento dell'importo mensile lordo dell'indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi)). Se avessero applicato il taglio all’emolumento, ovvero allo stipendio vero e proprio, anche la liquidazione ed il trattamento pensionistico sarebbero stati percentualmente ridotti, come per tutti gli altri lavoratori dipendenti a cui si applicheranno i tagli della manovra finanziaria.
Stando così le cose, le manifestazioni di giubilo del ministro Calderoli (''Taglio sulla retribuzione dei deputati? Evviva!” - che ha aggiunto soddisfatto - “Sono particolarmente lieto della decisione assunta dall'ufficio presidenza della Camera, che ha recepito in toto il contenuto del mio emendamento alla manovra approvato in Consiglio dei Ministri. Quell'emendamento da me proposto è stato lo stimolo affinché la Camera, nella sua autonomia, assumesse poi quelle decisioni che tutto il Paese attendeva'') appaiono perlomeno stonate, come stonata, se non irrisoria, appare la dichiarazione rilasciata dall’Ufficio di presidenza della Camera: “La partecipazione allo sforzo complessivo cui è chiamato il Paese risponde a un doveroso senso di responsabilità e non dipende dal fatto che le spese per l'attività parlamentare siano eccessive o improduttive, trattandosi di costi essenziali per il funzionamento della democrazia”.
Decisamente, s’io fossi parlamentare sare’ allor giocondo… |