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Non accenna a smorzarsi il tourbillon attorno alla legge che mira ad imbavagliare l'informazione, specialmente se libera. Mentre sul blog Attivazione è stata pubblicata anche l'analisi dei commi da 11 a 16, che invitiamo a visionare per verificarne l'impatto sull'azione giudiziaria, ripercorrere gli avvenimenti degli ultimi giorni significa tentare di fare ordine in una specie di baruffa chiozotta. Sul finire della settimana scorsa si è dovuta registrare la posizione poco spiegabile della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati: l'organo collegiale aveva dichiarato inammissibili gli emendamenti Cassinelli e Zaccaria, che ammorbidivano le (pur sempre illogiche) disposizioni in fatto di obbligo di rettifica per blog e siti Internet anche non professionali.
Dopo che un'iniziativa di Guido Scorza, Vittorio Zambardino, Alessandro Gilioli ed altri aveva fatto in modo di riportarli all'attenzione parlamentare, gli emendamenti sono poi stati tranquillamente bocciati. Mentre però la polemica imperante riguardava blog e siti, quasi in sordina veniva portato un attacco analogo alle web tv, come riassume un articolo sul sito della FEMI. Il principio è lo stesso tentato per i siti, vale a dire imporre a chi distribuisce video amatorialmente gli obblighi e gli oneri (anche economici) propri delle reti televisive professionali.
A voler essere malpensanti, si consideri quanto segue: il ddl 1611 conteneva pesanti limitazioni nei confronti dell'attività giudiziaria, del diritto di cronaca a mezzo stampa e della libertà di espressione in Rete. Analizzando i fatti, la situazione è che le limitazioni all'operato dei magistrati hanno provocato notevole clamore tra cronaca ed opinione pubblica e sono state, in parte, attenuate; le sanzioni per le notizie pubblicate in violazione delle disposizioni del decreto, per giornalisti ed editori, hanno avuto a loro volta ampia eco e sono state in parte ridotte; i vincoli per blog e siti web, riguardando una parte della cittadinanza sì attiva ma numericamente inferiore e tutto sommato di nicchia, sono rimaste tali e quali. Forse che il vero obiettivo di tutto quell'oscuro e ridondante apparato legislativo, che sfiora il limite della costituzionalità ad ogni virgola, fosse in realtà proprio quello di imbavagliare la Rete, unico mezzo di comunicazione di massa che sfugge a qualsiasi controllo e in cui le notizie possono circolare senza filtri, pur non giungendo all'intera popolazione italiana? La tecnica è ormai collaudata: diffondere un testo di legge clamorosamente restrittivo, suscitare la polemica, invocare l'impossibilità a governare nel rispetto dei limiti costituzionali e dell'equilibrio dei poteri, concedere qualche modifica dando l'impressione di aver quantomeno limitato i guai peggiori e comunque far passare un provvedimento liberticida che, essendo stato edulcorato, lascia agli oppositori l'illusione di aver vinto almeno una battaglia.
Naturalmente non possiamo sapere cosa sia successo nelle stanze dei bottoni, quali colloqui siano intercorsi tra le varie correnti di pensiero all'interno della maggioranza e quali equilibri si siano raggiunti o mantenuti. L'unica cosa che si può aggiungere è che, se davvero il provvedimento verrà ritirato, sempre per essere malpensanti verrebbe da concludere che ciò sia dovuto a qualche sondaggio segnatamente negativo, che prefigurerebbe un prezzo troppo alto da pagare in termini di consenso perduto a seguito dell'eventuale approvazione del ddl. In attesa di riscontrare se la manifestazione di piazza sarà di entità paragonabile al grande successo ottenuto dalle iniziative e petizioni in Rete, non resta che attendere i prossimi sviluppi. |