Pace fiscale 2018: che cos’è? Che cosa prevede il decreto legge?

Con il decreto legge 119/2018 è stata introdotta una serie di provvedimenti mirati alla costituzione di un nuovo rapporto tra fisco e contribuenti. Le misure erano quindi pensate per chiudere tutte le situazioni ancora pendenti: nasce da questo il nome di pace fiscale 2018. Le principali novità introdotte dal decreto erano la rottamazione ter, le nuove modalità per la risoluzione delle liti fiscali potenziali e in corso e l’introduzione della dichiarazione integrativa speciale.

Le novità del decreto legge 119/2018: la rottamazione ter

La rottamazione ter rappresenta forse la misura più importante dell’intero pacchetto pace fiscale 2018. In pratica prevede l’estinzione dei ruoli fino a 1.000 euro che sono stati consegnati ai contribuenti tra il 2000 ed il 2010, ma soprattutto dà la possibilità ai contribuenti che hanno ricevuto un ruolo tra il 2000 ed il 2017 di sanare la loro posizione versando a rate solo il tributo, evitano così di pagare interessi e sanzioni. Rispetto alle rottamazioni precedenti, quella del 2018 prevedeva dilazioni più ampie (massimo 20 rate in cinque anni) con interessi più bassi (2%); inoltre, il contribuente poteva ripagare il suo credito anche utilizzando i suoi crediti verso la pubblica amministrazione (a patto che fossero certi, liquidi ed esigibili).

Un nuovo modo per gestire le liti potenziali e pendenti

Un altro obiettivo importante della pace fiscale 2018 era quello di ridurre l’incredibile quantità di contestazioni e liti fiscale in essere. Per ridurre le liti potenziali, ovvero gli inviti a contraddittorio per imponibile non dichiarato, il decreto prevedeva la possibilità di risolvere la situazione semplicemente versando l’imposta nel suo totale, evitando di pagare in questo modo interessi e sanzioni. Per quanto riguarda le liti pendenti, invece, il decreto introduce una nuova modalità di risoluzione, dando al contribuente la possibilità di evitare i tre gradi di giudizio, pagando quanto dovuto (sempre al netto di interessi e sanzioni) rateizzando la somma in cinque anni. Se c’è già stato un primo grado di giudizio perso dall’autorità fiscale, è previsto uno sconto del 50%, mentre dopo il secondo grado, sempre con vittoria del contribuente, lo sconto sale all’80%.

La Dichiarazione Integrativa Speciale introdotta con la pace Fiscale 2018

L’ultima novità importante del decreto sulla pace fiscale 2018 è rappresentato dalla Dichiarazione Integrativa Speciale. In pratica veniva data la possibilità di integrare le dichiarazioni relative ai periodi di imposta tra il 2013 ed il 2016 presentando una dichiarazione aggiuntiva. L’integrazione era però consentita solo entro certi limiti: non poteva andare oltre i 100.000 euro e non poteva superare il 30% della dichiarazione originale.

Ubaldo

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