Comprare la prima casa spesso significa dover reperire liquidità che va oltre il mutuo, tra anticipo, spese notarili e imposte. Molti lavoratori dipendenti dimenticano di avere a disposizione una risorsa già maturata e a loro disposizione: il Trattamento di Fine Rapporto, o TFR. La legge italiana consente infatti di richiedere un’anticipazione del TFR proprio per l’acquisto della prima casa, senza dover attendere la fine del rapporto di lavoro.
Questa guida spiega, con dati aggiornati al 2026, chi può richiederla, quanto si può ottenere e come procedere passo dopo passo.
Cos’è l’anticipo TFR e chi può richiederlo
Il TFR è la somma che il datore di lavoro accantona ogni anno per ciascun dipendente, calcolata sulla base della retribuzione, e liquidata normalmente alla cessazione del rapporto di lavoro. L’articolo 2120 del Codice Civile prevede però la possibilità di richiederne un’anticipazione mentre il rapporto di lavoro è ancora in corso, per alcune causali specifiche tra cui, appunto, l’acquisto della prima casa per sé o per i propri figli.
Requisiti per accedere all’anticipo:
Almeno 8 anni di anzianità di servizio presso lo stesso datore di lavoro, calcolati in modo continuativo (le interruzioni del rapporto azzerano il conteggio). Il diritto si applica ai lavoratori dipendenti del settore privato. Per i dipendenti pubblici le regole sono diverse e in molti casi più restrittive, spesso disciplinate dai singoli contratti collettivi.
L’immobile deve essere destinato a prima abitazione, per il richiedente o per i figli, e deve trattarsi di proprietà esclusiva del beneficiario o dei figli stessi. La richiesta può essere presentata anche per l’acquisto del terreno edificabile o per la ristrutturazione della prima casa già posseduta, quando i lavori sono necessari a renderla abitabile. Si può richiedere una sola volta nell’intero rapporto di lavoro con la stessa azienda.
Quanto si può ottenere e quali sono i limiti
L’importo massimo erogabile non può superare il 70% del TFR maturato alla data della richiesta. Non si tratta quindi dell’intera cifra accumulata, ma solo di una quota, calcolata sul montante effettivamente accantonato fino a quel momento, non su una stima futura.
Esiste inoltre un doppio limite quantitativo a tutela dell’organizzazione aziendale: il datore di lavoro può soddisfare le richieste fino al 10% degli aventi diritto in un anno, e in ogni caso non oltre il 4% del totale dei dipendenti in forza.
Questo significa che, superati questi limiti, il datore di lavoro può legittimamente rifiutare o rinviare la richiesta, anche se il dipendente possiede tutti i requisiti. Alcuni contratti collettivi nazionali possono prevedere condizioni più favorevoli o procedure interne specifiche per gestire le domande in modo ordinato.
Se una parte del TFR è già stata destinata a un fondo pensione complementare, per quella quota non si applicano i limiti percentuali sugli aventi diritto, ma valgono regole diverse stabilite dal regolamento del fondo stesso.
Come richiedere l’anticipo TFR: procedura e documenti
1. Verifica i requisiti e calcola il TFR maturato. Prima di presentare la domanda, è utile chiedere all’ufficio del personale o al proprio consulente del lavoro l’ammontare esatto del TFR accantonato, per capire quale importo massimo si può effettivamente richiedere (70% del maturato).
2. Prepara la documentazione. I documenti richiesti variano leggermente in base al motivo: per l’acquisto, contratto preliminare di vendita (compromesso) oppure atto di acquisto definitivo, o il rogito per l’acquisto del terreno edificabile; per la ristrutturazione, concessione edilizia o titolo abilitativo equivalente, insieme ai preventivi o alle fatture dell’impresa edile; in tutti i casi, documento d’identità, dati di assunzione e anzianità di servizio.
3. Presenta la richiesta scritta al datore di lavoro. La domanda deve essere formalizzata con una lettera che indichi i dati del richiedente, la data di assunzione, la posizione lavorativa e la motivazione specifica (acquisto prima casa), accompagnata dalla documentazione di supporto.
4. Attendi la risposta del datore di lavoro. Il datore di lavoro può accogliere, rifiutare o richiedere un’integrazione documentale. Il rifiuto non è mai “libero” nel senso assoluto: deve basarsi su una delle condizioni previste (mancanza dei requisiti, documentazione insufficiente o superamento dei limiti annuali di concessione).
5. Ricevi l’erogazione. Una volta approvata, la somma viene liquidata con tempistiche che variano in base all’organizzazione aziendale, generalmente entro poche settimane dall’approvazione.
Anticipo TFR: tassazione e confronto con altre soluzioni
L’anticipo del TFR viene tassato con un meccanismo di tassazione separata, analogo a quello applicato al TFR liquidato a fine rapporto, e non incide sull’aliquota IRPEF ordinaria del reddito da lavoro dipendente dell’anno in cui viene percepito.
È importante non confondere l’anticipo TFR con un prestito: si tratta di denaro già maturato e di diritto del lavoratore, non di una somma da restituire con interessi. Per questo motivo, dal punto di vista del costo, l’anticipo TFR è quasi sempre più conveniente rispetto a un prestito personale o a una cessione del quinto, che invece comportano interessi e una polizza assicurativa obbligatoria a carico del richiedente.
Domande frequenti
Il datore di lavoro può rifiutare la richiesta di anticipo TFR per la prima casa? Sì, ma solo per motivi specifici: mancanza dei requisiti, documentazione insufficiente o superamento dei limiti annuali (10% degli aventi diritto o 4% della forza lavoro complessiva). Non è un rifiuto arbitrario e “libero” in senso assoluto.
Posso richiedere l’anticipo TFR per comprare una casa ai miei figli? Sì, la normativa consente di richiedere l’anticipo anche per l’acquisto della prima casa destinata ai figli, non solo per sé stessi, purché l’immobile risulti di loro proprietà esclusiva.
Quante volte posso chiedere l’anticipo TFR nello stesso rapporto di lavoro? Una sola volta durante l’intero rapporto con lo stesso datore di lavoro, indipendentemente dal motivo per cui viene richiesto.
Conviene di più l’anticipo TFR o la cessione del quinto per finanziare l’acquisto della prima casa? Nella maggior parte dei casi l’anticipo TFR è più conveniente, perché si tratta di denaro già di proprietà del lavoratore, senza interessi né polizze assicurative obbligatorie, mentre la cessione del quinto è un vero e proprio prestito da restituire a rate con relativo TAEG.
Conclusione
L’anticipo del TFR per l’acquisto della prima casa è una risorsa spesso sottovalutata da chi ha maturato diversi anni di anzianità lavorativa presso lo stesso datore di lavoro. Non richiede l’accensione di un prestito e non comporta interessi, ma è soggetto a requisiti precisi e a limiti quantitativi che il datore di lavoro può far valere.
Verificare per tempo il TFR maturato e preparare con cura la documentazione necessaria permette di integrare in modo efficace la liquidità necessaria per il grande passo dell’acquisto della prima abitazione.
