Il desiderio di navigare con un mezzo proprio riguarda una fascia di pubblico sempre più ampia, e la risposta arriva dalla piccola nautica. Il nuovo Regolamento di attuazione del Codice della nautica da diporto, approvato nel 2024, ha imposto ai porti pubblici di riservare spazi all’ormeggio, anche a secco, delle unità fino a 6 metri, insieme agli scivoli per la messa in acqua e alle aree per la sosta dei carrelli. Una misura che Confindustria Nautica ha rivendicato come sostegno diretto agli scafi compatti, il segmento che oggi cresce con maggiore vivacità.
In questa fascia rientrano le imbarcazioni che si conducono senza patente nautica, la via d’accesso più immediata per chi vuole godersi una giornata sull’acqua. Per approfondire il tema abbiamo raccolto il punto di vista di Nadir Regazzo, responsabile commerciale di CompanyMarine, concessionario specializzato nella nautica con sede in Veneto che segue da vicino chi acquista la propria prima barca.
Al timone senza corso né esame
La formula si regge su un elemento tecnico semplice: la motorizzazione. Un fuoribordo da 40 cavalli, che equipaggia gran parte di questi scafi, colloca l’imbarcazione tra le unità conducibili senza alcuna abilitazione. Chi la acquista sale a bordo e parte, senza corsi da frequentare e senza prove da sostenere.
La scelta del 40 cv, sotto il profilo pratico, si rivela indicata anche per ragioni che vanno oltre la normativa. Su uno scafo tra i 5 e i 6 metri questa potenza garantisce una spinta sufficiente a mandare la barca in planata in pochi secondi, mantenendo consumi contenuti anche in accelerazione. Il peso ridotto del propulsore, inoltre, non appesantisce la poppa e lascia lo scafo equilibrato in assetto di navigazione. Molti di questi modelli montano una timoneria meccanica, la soluzione più intuitiva per chi impugna un volante nautico per la prima volta, con una risposta diretta e prevedibile alle correzioni di rotta.
Il risultato è che l’apprendimento avviene direttamente in acqua, uscita dopo uscita. Le manovre che spaventano di più chi comincia, l’accosto in banchina e l’ormeggio, si affrontano su un mezzo che risponde in modo lineare e che consente di correggere l’errore prima che diventi un problema.
Lo scafo largo e la guida facile: il contributo del cantiere Marinello
Sulla facilità di conduzione incide un fattore che raramente viene considerato da chi guarda soltanto le fotografie: la larghezza dello scafo. Una carena più larga aumenta la stabilità e riduce sensibilmente il rollio, quel movimento laterale che rende insicuro chi ha poca dimestichezza con il mare. Su una barca stabile le persone a bordo si muovono con tranquillità, il timoniere avverte meno le onde di scia e la traiettoria resta pulita anche quando il passo del mare si fa più corto.
Su questa caratteristica ha costruito la propria identità un cantiere italiano attivo da quarant’anni, Marinello, le cui imbarcazioni si distinguono per una larghezza superiore a quella delle concorrenti di pari fascia. Le rilevazioni del costruttore indicano scafi mediamente il 15% più larghi rispetto alle unità della stessa categoria, un margine che si traduce in navigazione fluida, stabilità durante la marcia e manovrabilità semplificata. Proprio questa impostazione le rende adatte alla conduzione senza patente, perché il mezzo perdona l’imprecisione e restituisce fiducia a chi sta imparando.
Il quadro si completa con due dettagli costruttivi che pesano sulla sicurezza percepita e reale. Le murate alte, tipiche della produzione del cantiere, riparano gli ospiti in navigazione e offrono una protezione apprezzabile quando a bordo ci sono bambini. Gli stampi, inoltre, sono omologati RINA secondo le norme previste per la Certificazione CE delle imbarcazioni da diporto. CompanyMarine, rivenditore ufficiale del cantiere per il Veneto, propone molte barche per prima esperienza del marchio, affiancando alla vendita la consulenza sulla scelta del modello e della motorizzazione.
Open o cabinato: la scelta segue l’uso
All’interno di questa categoria convivono due impostazioni con vocazioni diverse. La versione open, priva di cabina interna, lascia il pozzetto completamente libero e privilegia la giornata all’aperto. Questa configurazione incontra il favore di chi pesca, da chi cerca spazio per il bagno e da chi porta a bordo amici e famiglia per un’uscita in giornata, spesso con doppia zona prendisole a prua e a poppa.
La versione cabinata, disponibile in lunghezze comprese tra i 5 e gli 8 metri, aggiunge un vano interno che cambia il modo di vivere la barca. Le soluzioni più ampie ospitano cuccette e locale bagno, così da permettere il pernottamento a bordo e qualche giorno di navigazione consecutivo. Una via di mezzo arriva dai semicabinati, che uniscono la vivibilità dell’open al riparo di un piccolo cabinato, con dimensioni contenute e peso ancora compatibile con il trasporto su carrello.
La domanda utile riguarda l’uso prevalente più dell’estetica. Uscite in giornata o weekend a bordo, pesca o relax, equipaggio ridotto o famiglia numerosa: la risposta orienta lunghezza, disposizione della coperta e portata meglio di qualsiasi confronto tra fotografie. Su questo terreno incide anche la possibilità di personalizzazione offerta dalla produzione del cantiere, che consente di scegliere colori esterni, allestimenti interni, tessuti e accessori.
Laghi, lagune e mare sotto costa: dove si va davvero
Le acque per cui queste imbarcazioni sono pensate coincidono con quelle che la maggior parte delle persone desidera frequentare. I laghi, con le loro superfici riparate e gli approdi ravvicinati, si prestano a uscite di poche ore e a un uso familiare del mezzo. Le lagune, a partire da quella di Venezia, offrono una rete di canali e di isole percorribile con scafi di dimensioni contenute e pescaggio ridotto, dove il vero valore sta nella possibilità di raggiungere angoli inaccessibili da terra.
Il mare sotto costa completa il quadro, con le calette, le spiagge raggiungibili solo dall’acqua e le battute di pesca a poca distanza dal porto. Chi acquista una barca di questa taglia, nella pratica, la utilizza esattamente così: escursioni in giornata, bagni lontano dalla ressa, qualche ora con la canna in mano al tramonto.
La diffusione di questa formula trova qui la sua ragione. Una barca condotta senza patente restituisce l’esperienza del mare nella sua forma più diretta, con un investimento iniziale misurato, una gestione alla portata di chiunque e la possibilità di partire fin dal primo giorno. Per molti rappresenta il primo passo di un percorso che continuerà con scafi più grandi, per altri resta la formula definitiva, quella che accompagna le estati senza chiedere in cambio nulla di complicato.
