Il regime forfettario resta, anche nel 2026, il regime fiscale più diffuso tra chi apre una partita IVA in Italia come persona fisica, grazie alla tassazione agevolata e alla drastica semplificazione degli adempimenti contabili. La Legge di Bilancio 2026 ha confermato l’impianto principale del regime, senza modifiche strutturali rispetto al 2025, ma con alcune conferme importanti da conoscere per chi vuole aprire o mantenere la partita IVA in questo regime.
Cos’è il regime forfettario e chi può accedervi
Il regime forfettario è il regime fiscale naturale per le persone fisiche titolari di partita IVA che esercitano attività d’impresa, arte o professione in forma individuale, a condizione di non superare determinati limiti di ricavi e di rispettare alcuni requisiti soggettivi.
Il limite principale resta fissato a 85.000 euro annui di ricavi o compensi incassati (principio di cassa). La Legge di Bilancio 2026 ha smentito le ipotesi circolate durante la discussione parlamentare di un possibile innalzamento a 100.000 euro: il tetto resta confermato a 85.000 euro.
Esiste inoltre una soglia di anti-elusione fissata a 100.000 euro, introdotta dalla Legge di Bilancio 2023: se durante l’anno si superano i 100.000 euro di ricavi o compensi, la fuoriuscita dal regime forfettario è immediata, con applicazione dell’IVA già a partire dalla fattura che determina il superamento. Se invece i ricavi restano tra 85.000 e 100.000 euro, si resta nel regime forfettario per tutto l’anno in corso, ma si passa al regime ordinario o semplificato dal 1° gennaio dell’anno successivo.
La soglia per redditi da lavoro dipendente o pensione
Uno dei punti più delicati riguarda chi ha (o ha avuto) anche un reddito da lavoro dipendente o da pensione. La regola generale prevede una causa ostativa se, nell’anno precedente, si sono percepiti redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a una determinata soglia.
La Legge di Bilancio 2026 ha confermato, per un ulteriore anno, l’innalzamento di questa soglia a 35.000 euro, invece del limite ordinario di 30.000 euro previsto a regime. In pratica: chi nel 2025 ha percepito redditi da lavoro dipendente, assimilati o da pensione non superiori a 35.000 euro può accedere o mantenere il regime forfettario nel 2026; la soglia non si applica se il rapporto di lavoro dipendente è cessato nel corso dell’anno precedente; si tratta di una misura transitoria: salvo ulteriori proroghe, dal 2027 il limite tornerebbe al valore ordinario di 30.000 euro.
Questa conferma è particolarmente rilevante per lavoratori dipendenti “ibridi” che affiancano un secondo lavoro autonomo, e per pensionati attivi che continuano a svolgere una professione o piccola attività: molti rischiavano di uscire dal regime per pochi euro di reddito da lavoro dipendente in eccesso.
Le aliquote del regime forfettario nel 2026
Il regime forfettario prevede un’imposta sostitutiva unica in luogo di IRPEF, addizionali regionali e comunali (e, nei casi previsti, IRAP): 5% per i primi cinque anni di attività, a condizione di rispettare determinati requisiti (attività non esercitata nei tre anni precedenti in forma prevalentemente riferibile alla stessa attività, tra gli altri); 15% dal sesto anno in poi, o immediatamente per chi non rispetta i requisiti per l’aliquota agevolata.
Il reddito imponibile su cui si applica l’aliquota non corrisponde ai ricavi reali, ma si calcola applicando un coefficiente di redditività specifico per ciascun codice ATECO. In pratica, i costi effettivamente sostenuti non sono deducibili singolarmente: il coefficiente forfettizza già una percentuale di costi presunti in base al tipo di attività svolta.
Esempio pratico di calcolo delle tasse
Ipotizziamo un consulente con codice ATECO che prevede un coefficiente di redditività del 78% (tipico per molte attività professionali), che nel 2026 incassa 40.000 euro di compensi, ed è nel primo anno di attività con i requisiti per l’aliquota al 5%.
Reddito imponibile: 40.000 € × 78% = 31.200 €. Imposta sostitutiva (5%): 31.200 € × 5% = 1.560 €.
A questa cifra si aggiungono i contributi previdenziali, obbligatori indipendentemente dal regime fiscale scelto, versati alla Gestione Separata INPS (per chi non ha una cassa professionale specifica) o alla gestione Artigiani e Commercianti, con aliquote contributive rimaste invariate rispetto al 2025.
Dal sesto anno di attività, con la stessa base imponibile di 31.200 €, l’imposta sostitutiva al 15% sarebbe di 4.680 €: un salto significativo che va sempre considerato nella pianificazione fiscale di medio periodo.
Le altre novità e conferme per il 2026
Tetto di 20.000 euro per le spese di personale: chi supera questa soglia nell’anno precedente esce dal regime forfettario, una causa ostativa confermata senza modifiche. Cause ostative strutturali confermate: partecipazione in società di persone, controllo diretto o indiretto di una S.r.l. che svolge attività riconducibili alla propria, ed essere stati dipendenti dello stesso datore di lavoro (o di soggetti a esso direttamente o indirettamente collegati) negli ultimi due periodi d’imposta, se si continua a lavorare prevalentemente per lo stesso soggetto.
Quadro RW per attività finanziarie estere: anche i contribuenti forfettari devono compilare il quadro RW se detengono criptovalute, conti esteri o altre attività finanziarie all’estero, con una novità 2026 relativa all’aliquota dell’imposta sostitutiva sulle plusvalenze su criptovalute, salita al 33%.
Domande frequenti
Posso aprire la partita IVA forfettaria se lavoro già come dipendente a tempo indeterminato? Sì, a condizione che il reddito da lavoro dipendente percepito nell’anno precedente non superi i 35.000 euro (soglia confermata per il 2026) e che non ricorrano le altre cause ostative previste dalla normativa.
Cosa succede se supero il limite di 85.000 euro durante l’anno? Se i ricavi restano entro i 100.000 euro, si resta nel regime forfettario fino al 31 dicembre dell’anno in corso e si passa al regime ordinario dal 1° gennaio successivo. Se invece si superano i 100.000 euro, la fuoriuscita è immediata, con applicazione dell’IVA già sulla fattura che determina il superamento.
Come si calcola il limite di 85.000 euro se apro la partita IVA a metà anno? Il limite viene proporzionato in base ai giorni effettivi di attività nell’anno, non applicato per intero indipendentemente dalla data di apertura.
L’aliquota al 5% è applicabile a tutti i nuovi titolari di partita IVA? No, richiede il rispetto di requisiti specifici, tra cui non aver esercitato, nei tre anni precedenti, un’attività d’impresa, arte o professione anche in forma associata o familiare riconducibile alla nuova attività.
Conclusione
Il regime forfettario 2026 non presenta stravolgimenti rispetto all’anno precedente: limite di 85.000 euro confermato, aliquote al 5% e 15% invariate, e soprattutto la proroga della soglia agevolata di 35.000 euro per chi ha anche un reddito da lavoro dipendente o pensione. Resta però fondamentale verificare anno per anno il rispetto di tutti i requisiti, non solo al momento dell’apertura della partita IVA, per evitare fuoriuscite impreviste dal regime e pianificare con anticipo il passaggio dall’aliquota al 5% a quella al 15% dal sesto anno di attività.
