Home bias: che cos’è? Come funziona? Cosa rappresenta per le famiglie italiane?

In linea teorica tutti quelli che investono i loro risparmi dovrebbero sapere che la diversificazione (sia per tipo di attività che geografica) del portafoglio è un aspetto fondamentale. Dando un’occhiata alle scelte delle famiglie italiane è però possibile rendersi conto che c’è una forte tendenza a preferire i titoli nazionali: questo fenomeno di solito viene denominato home bias. Cerchiamo di capire di che cosa si tratta e che conseguenze può avere sulle scelte degli investitori.

Cos’è l’home bias e come nasce il fenomeno

Per capire l’home bias, ovvero la tendenza ad investire solo in titoli nazionali, siano essi azioni o obbligazioni, è necessario cercare di individuare le cause che innescano questa sorta di avversione per gli asset esteri. Il primo motivo è di natura esclusivamente psicologica: scegliere titoli nazionali a quanto pare dà una maggiore sensazione di sicurezza; un po’ come succede quando si va a fare la spesa, la nostra mente tende a scegliere le soluzioni che percepisce come familiari o conosciute. Attenzione, non c’è assolutamente nulla di male ad avere un portafoglio composto anche da titoli nazionali, ma scegliere di puntare solo su di essi per motivi tutt’altro che razionali di fatto significa limitare i propri investimenti (e pregiudicarne i risultati).

Un altro fattore che sta alla base dell’home bias può essere individuato nella convinzione di avere un maggiore controllo sui propri investimenti solo perché i titoli sono emessi da soggetti della stessa nazione. Ma questo maggiore controllo esiste davvero? In realtà nella maggior parte dei casi si tratta solo di un’illusione: si crede di avere meno controllo sui titoli esteri, quindi si punta su attività nazionali, solo perché questa viene percepita come una soluzione più rassicurante. Ma anche in questo caso non c’è nulla di veramente razionale.

Diverso, ma neanche poi tanto, è il discorso di coloro che scelgono di puntare sui titoli nazionali perché si ritengono molto informati su questo argomento e non vogliono spingersi al di là delle loro conoscenze. È un discorso che dal punto di vista “umano” è più che comprensibile, per la nostra mente è meglio muoversi su terreni che si conoscono piuttosto che puntare verso altri obiettivi, però si tratta comunque di un comportamento che può tendere a distorcere la percezione della realtà e, quanto meno, che va a limitare le opportunità a propria disposizione.

Tutto il mondo è paese: gli effetti per le famiglie italiane (ma non solo)

È opportuno fare una precisazione: l’home bias non è qualcosa che riguarda solo gli italiani! È un fenomeno diffuso su scala mondiale. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Fondo Monetario Internazionale, in media i portafogli dei cittadini britannici sono composti per il 67% da titoli made in UK; i canadesi e gli australiani puntano più dell’80% dei loro risparmi su titoli delle loro nazioni, ma il record spetta (ma era prevedibile) agli statunitensi, il cui portafoglio è composto in media dal 91% da titoli azionari ed obbligazionari emessi negli USA.

La conseguenza principale dell’home bias sulle scelte di investimento delle famiglie italiane è quello di portare alla creazione di portafogli non adeguatamente differenziati. Non per sminuire la sua importanza, ma la Borsa di Milano rappresenta solo il 2% del mercato azionario mondiale. Concentrare tutti gli investimenti in questo piccolo “bacino” significa anche concentrare tutti i rischi. Anche se i paragoni tra gli investimenti ed il gioco d’azzardo sono sempre sbagliati (il gioco d’azzardo è solo fortuna, alla base del successo degli investimenti ci sono competenze, scelte mirate, studi e altro ancora), a livello di strategia è come se un giocatore puntasse tutte le sue fiche su un unico numero ed in una sola giocata:

Ubaldo

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