Metodologie didattiche innovative: quali sono? Che programma comportano?

Nell’ambito educativo, e quindi delle metodologie didattiche, l’innovazione e il progresso della scienza e dell’informazione sono alla base della loro efficienza ed efficacia. Ma quali sono le metodologie didattiche innovative impiegate al momento e quale tipo di programma scolastico e accortezze comportano? Di seguito una breve panoramica su questo tema.

Imparare oggigiorno: quali sfide?

Se prima avevamo qualche dubbio o reticenza circa l’importanza della formazione dei docenti per fare fronte a ogni tipo di evenienza, gli ultimi due anni in pandemia dovrebbero averli dissipati. La concezione classica, e forse si può osare dire anche antiquata, della classe che offre al 90% solo lezioni frontali sta via via scemando, i confini si fanno sempre più labili per fare posto metodologie didattiche innovative.

È anche il contesto sociale che lo richiede: l’approccio alla tecnologia, e quindi alle informazioni cui è possibile accedere nel giro di pochi click, è sempre più precoce. Approccio che, di conseguenza, porta anche a una velocità e una curiosità sempre maggiore e sempre più vorace.

Metodologie didattiche innovative: cosa sono e quali sono?

In questo ambito, le metodologie didattiche innovative sono ciò su cui fare perno per implementare e migliorare il modo in cui i bambini, ovvero la generazione che prenderà a breve il nostro posto nel mondo, imparano. Alla base delle metodologie didattiche innovative troviamo senza ombra di dubbio un tipo di apprendimento che da passivo diventa attivo. Cosa significa? In primo luogo significa che il bambino (ovvero lo studente) è al centro dell’azione, è egli stesso a dirigere l’apprendimento facendo ricorso al gioco o, in base all’età, alle tecnologie digitali a disposizione.

Strumenti che ovviamente devono essere preposti allo scopo, fornendo design e strutture che siano studiate proprio per invogliare il bambino studente ad addentrarsi nella materia sotto forma di gioco. Solo in questo modo, infatti, le nozioni e le informazioni apprese possono essere successivamente sfruttate e applicate alla “vita reale” in modo proficuo.

Non a caso tra le metodologie didattiche innovative più efficaci troviamo quella che viene definita didattica metacognitiva. Tale didattica mette al centro dell’attenzione il percorso evolutivo individuale basandosi su una approfondita conoscenza dei meccanismi che regolano l’apprendimento e la memoria nell’essere umano. Da quanto la scienza ha raggiunto ad oggi, sappiamo che le emozioni giocano un ruolo fondamentale nell’apprendimento. Sfruttarle in questo senso significa costruire un rapporto solido che miri a incoraggiare gli studenti verso l’apprendimento di competenze di diverso tipo che li aiutino non solo a “imparare a studiare”, ma anche a gestire le loro emozioni.

Sulla scia di questo pensiero troviamo, tra le altre metodologie didattiche innovative, il già menzionato coinvolgimento attivo. Mettere lo studente al centro dell’azione gli permette di attivare quei processi cognitivi in grado di migliorare in modo significativo l’apprendimento.

In questo senso si configurano come metodologie didattiche innovative anche, per esempio, il metodo SQR3, ampiamente impiegato già nei paesi anglosassoni da decenni. Questo metodo si basa, come dice il nome stesso, sul Survey (S), ovvero osservazione preliminare, sulla formulazione di domande (Q – Questions), sulla lettura approfondita (R – Read), sulla rielaborazione (R – Recite/Recall) e infine sulla revisione (R – Review).

 

Marco

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