Contributo integrativo: che cos’è? Per chi è obbligatorio? Come si calcola?

I professionisti devono versare una certa somma di denaro per finalità previdenziali e/o assistenziali; solitamente questa somma viene definita cassa di previdenza. L’importo è suddiviso in due componenti: da una parte c’è il contributo soggettivo, mentre dall’altra c’è il contributo integrativo. In riferimento a quest’ultimo, cerchiamo di capire di cosa si tratta, chi è obbligato a versarlo e come si calcola la sua entità.

Cos’è il contributo integrativo e chi è obbligato a pagarlo

Per capire meglio la distinzione tra i due contributi è possibile dire che il contributo soggettivo è quello legato all’entità del reddito, mentre il contributo integrativo è quello che viene addebitato in fattura al cliente. Fondamentalmente si tratta di un’imposta indiretta, il cui gettito va a finanziare i sistemi pensionistici obbligatori che vengono gestiti dalle varie casse previdenziali a cui sono iscritti i liberi professionisti. L’importo del contributo integrativo viene definito applicando alle prestazioni di servizi offerte ai clienti (sia in Italia che all’estero) la cosiddetta aliquota contributiva pensionistica di finanziamento.

Il contributo integrativo è obbligatorio per i liberi professionisti iscritti agli enti e dalle società iscritte ad altre forme di previdenza obbligatoria. Proprio come accade per l’IVA, l’imposta grava sul cliente e viene riscossa dal professionista. In questo caso, però, le somme non vanno a finire nelle casse dello Stato, ma in quelle di una pubblica amministrazione che si occupa della gestione della previdenza. Il contributo viene dunque pagato da un sostituto di imposta, con diritto di rivalsa che va esercitato tramite ripetizione sul debitore committente, ovvero il cliente a cui è stata fornita la prestazione dei servizi da parte del professionista.

Calcolo e versamento del contributo

È importante sottolineare che il contributo integrativo non concorre alla formazione del reddito del professionista ai fini IRPEF, però concorre alla formazione del volume d’affari perché è assoggettato all’IVA. I contributi di questo tipo hanno la funzione di finanziare gli enti previdenziali preposti alla gestione dei sistemi pensionistici senza copertura patrimoniale. La legge prevede che tutti i liberi professionisti siano obbligati ad iscriversi al relativo albo professionale (se esiste, altrimenti devono iscriversi alla gestione separata dell’INPS).

Ogni cassa decide l’aliquota da applicare: solitamente questa percentuale è pari al 4% o al 5% del compenso che si riceve dal cliente. Per i periti industriali, i biologi e gli infermieri l’aliquota scende al 2% nel caso in cui il cliente sia una pubblica amministrazione. Di solito i contributi minimi (sia quello soggettivo che quello contributivo) devono essere versati nel corso dell’anno di riferimento attraverso il pagamento di due rate di uguale entità, oppure tramite il pagamento di sei rate a cadenza bimestrale.

Ubaldo

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