Con l’obbligo di polizza personale introdotto dalla Legge 1/2026, il settore sanitario è tra i più esposti. Tra rischio professionale e danno erariale, cresce la necessità di coperture integrate
La riforma della responsabilità amministrativa introdotta con la Legge 1 del 7 gennaio 2026 non impatta in modo uniforme su tutta la Pubblica amministrazione. Se dirigenti e funzionari degli enti locali sono chiamati a rivedere la propria esposizione al rischio, è nel comparto della sanità pubblica che la portata del cambiamento appare particolarmente significativa.
Medici con funzioni gestionali, direttori sanitari, responsabili di unità operative e dirigenti amministrativi delle ASL e delle aziende ospedaliere si trovano infatti al crocevia tra responsabilità clinica e responsabilità amministrativa, in un contesto normativo che ora impone la stipula di una polizza personale a copertura dei danni patrimoniali arrecati all’amministrazione per colpa grave.
Un doppio livello di esposizione
La peculiarità del settore sanitario sta proprio nella sovrapposizione di due piani di rischio distinti. Da un lato, permane la responsabilità professionale sanitaria, disciplinata dalla normativa specifica e già oggetto di coperture assicurative dedicate. Dall’altro, la nuova legge rafforza la responsabilità amministrativa per la gestione di risorse pubbliche, introducendo l’obbligo assicurativo personale.
Il dirigente sanitario che firma un atto di spesa, autorizza un acquisto, gestisce un appalto o coordina un progetto finanziato con fondi pubblici può essere chiamato a rispondere non solo sul piano clinico, ma anche su quello contabile e civile.
La riforma prevede infatti che il dipendente pubblico possa essere coinvolto su due binari distinti: davanti alla Corte dei Conti per danno erariale e davanti al giudice ordinario in caso di azione di regresso promossa dall’ente. Questo meccanismo amplia in modo sostanziale il perimetro della responsabilità.
L’obbligo assicurativo prima dell’incarico
Uno degli elementi più innovativi della Legge 1/2026 è l’obbligo di stipulare la polizza personale prima dell’assunzione dell’incarico con responsabilità gestionale. Non si tratta di una copertura consigliata, ma di un requisito necessario per ricoprire determinate funzioni.
Nel contesto sanitario, dove incarichi e deleghe possono variare nel tempo e dove le strutture sono spesso caratterizzate da articolazioni organizzative complesse, questo aspetto richiede una pianificazione accurata.
Il professionista sanitario deve valutare attentamente l’adeguatezza della propria copertura, coordinandola con le polizze eventualmente già attive presso la struttura ospedaliera o l’ente di appartenenza. L’analisi non può essere superficiale: occorre verificare massimali, ambiti di operatività, esclusioni e coerenza con il nuovo quadro normativo.
Le responsabilità degli enti sanitari
Anche le aziende sanitarie sono chiamate a un ruolo attivo. La legge impone agli enti pubblici di verificare l’esistenza e l’adeguatezza delle coperture assicurative dei soggetti con responsabilità nella gestione di risorse.
Per le strutture del Servizio sanitario nazionale questo significa introdurre procedure di controllo più stringenti, aggiornare i regolamenti interni e, in molti casi, promuovere attività formative specifiche rivolte a dirigenti e funzionari.
La gestione documentale delle decisioni amministrative assume un’importanza ancora maggiore. In un settore dove le scelte hanno spesso implicazioni economiche rilevanti – pensiamo agli acquisti di dispositivi medici, alla gestione dei fondi per l’edilizia sanitaria o ai progetti finanziati dal PNRR – la tracciabilità delle decisioni diventa uno strumento fondamentale di tutela.
Il nodo della colpa grave
La legge interviene anche sulla definizione di colpa grave, cercando di fornire criteri più puntuali rispetto al passato. Tuttavia, questo non comporta una riduzione automatica del rischio per i dirigenti sanitari.
La valutazione della colpa grave resta infatti un passaggio delicato e legato alle circostanze concrete del caso. In un ambito complesso come quello sanitario, dove le decisioni possono essere influenzate da urgenza, carenza di risorse o situazioni emergenziali, il confine tra errore scusabile e responsabilità grave può risultare sottile.
Per questo motivo la copertura assicurativa non rappresenta solo una tutela patrimoniale, ma anche uno strumento di serenità professionale.
La risposta del mercato assicurativo
Il nuovo scenario ha spinto il mercato assicurativo a sviluppare soluzioni specifiche per il comparto pubblico e, in particolare, per la sanità. Tra gli operatori che hanno già avviato la distribuzione di polizze conformi alla Legge 1/2026 figura Assigeco, intermediario assicurativo indipendente con oltre quarant’anni di esperienza nel ramo danni.
Le soluzioni sono disponibili sulla piattaforma digitale assaperlo.com e sono progettate per risultare pienamente allineate al nuovo quadro normativo, offrendo coperture dedicate ai soggetti che gestiscono risorse pubbliche.
La possibilità di accedere a prodotti già strutturati secondo i requisiti di legge rappresenta un elemento importante in una fase in cui molti professionisti sanitari devono adeguarsi rapidamente ai nuovi obblighi.
Verso una maggiore consapevolezza gestionale
Al di là degli aspetti assicurativi, la riforma può essere letta come un ulteriore passo verso la professionalizzazione della governance sanitaria. La gestione delle risorse pubbliche in ambito sanitario richiede competenze non solo cliniche, ma anche amministrative e finanziarie.
L’obbligo assicurativo rafforza l’idea che il ruolo del dirigente sanitario non sia limitato alla dimensione medica, ma includa una responsabilità gestionale piena, con implicazioni economiche dirette.
Nei prossimi mesi sarà fondamentale accompagnare l’applicazione della norma con percorsi di informazione e formazione adeguati. Solo così sarà possibile trasformare un obbligo normativo in un’opportunità di maggiore consapevolezza e miglioramento organizzativo.
La sanità pubblica, da sempre al centro dell’attenzione per la delicatezza dei servizi erogati, si trova ora di fronte a una nuova sfida: coniugare efficienza gestionale, tutela patrimoniale e qualità delle cure in un quadro normativo più strutturato e rigoroso.
