Fondo pensione: conviene? ecco perché richiederne uno e tra quali scegliere!

Magari quando si è giovani non è esattamente il primo pensiero, ma quando si smetterà di lavorare bisognerà affrontare lo spettro del gap pensionistico. Cosa significa? Che quando si lascerà il lavoro, la differenza tra lo stipendio e l’assegno mensile pagato dall’Inps sarà così grande da rendere difficile il mantenimento dello stesso stile di vita. Per questo molti scendono di aderire ad un fondo pensione. Cerchiamo di capire se è una scelta che conviene, quali sono i motivi per richiederne uno ed i fattori da considerare per scegliere il fondo più adatto.

Cosa fare per assicurarsi una pensione integrativa

Quello delle pensioni è un argomento molto delicato. Ormai da tempo si cercano di introdurre meccanismi di flessibilità per l’uscita dal mondo del lavoro, ma al momento ci sono solo un paio di cose sicure: i lavoratori andranno in pensione sempre più tardi e l’assegno che riceveranno sarà sempre più basso. Da qui nasce l’esigenza di integrare l’assegno pubblico, in modo da mantenere delle entrate più o meno simili al vecchio stipendio. Il fondo pensione è lo strumento che permette di fare questo. Ne esistono due tipologie principali:

  • i fondi chiusi sono quelli che possono essere sottoscritti solo dai lavoratori di un determinato settore;
  • i fondi aperti sono quelli che possono essere sottoscritti da qualsiasi lavoratore, sia dipendente che autonomo.

Esistono anche i piani individuali pensionistici (PIP), ma sono una cosa diversa perché si tratta di assicurazioni con finalità pensionistiche.

Aderire ad un fondo pensione conviene? I vantaggi

Perché conviene aderire ad un fondo pensione? Il primo motivo è ovvio e lo abbiamo appena spiegato: consente di assicurarsi un’entrata che possa integrare la pensione pubblica. Ma i sono poi altri vantaggi da non sottovalutare. Innanzi tutto, è possibile destinare al fondo pensione il TFR: questo significa che il lavoratore non deve sborsare nulla, semplicemente cambia la destinazione del suo TFR, che non viene accantonato in azienda, ma in fondo pensione. Ci sono poi di vantaggi a livello fiscale: i contributi versati al fondo pensione sono deducibile fino a 5.146,57 euro all’anno (tenendo conto solo dei contributi versati dal lavoratore e dal datore di lavoro, non dell’accantonamento del TFR).

Inoltre, i rendimenti ottenuti tramite la gestione del fondo vengono assoggettati ad un aliquota fiscale agevolata (12,50% per il rendimento da Titoli di Stato e 20% su rendimenti da altri impieghi); sulle prestazioni ai lavoratori del settore privato, sia sotto forma di rendita che di capitale, viene applicata un’aliquota del 15% che va a ridursi di uno 0,30% per ogni anno di adesione al fondo dopo il quindicesimo (si può raggiungere un’aliquota minima del 9%). Altro vantaggio del fondo pensione: i costi di gestione sono contenuti. Secondo alcune stime, un fondo chiuso ha un costo annuo medio pari allo 0,4% se il lavoratore vi aderisce per dieci anni; nello stesso orizzonte temporale, un PIP ha un costo medio annuo del 2,2.

Come scegliere la soluzione più adatta alle proprie esigenze

Per scegliere il fondo pensione più adatto alle proprie esigenze è necessario considerare alcuni aspetti, ovvero l’arco temporale dell’investimento (ovvero il periodo di tempo che manca alla data del pensionamento), la propria propensione al rischio ed il rendimento che si vuole ottenere. Solitamente i fondi pensione sono organizzati in comparti:

  • comparto azionario, che prevede investimenti soprattutto in titoli azionari, più rischiosi, ma potenzialmente più redditizi, soprattutto in ottica di lungo periodo;
  • comparto bilanciato, che investe in modo bilanciato tra azioni ed obbligazioni;
  • comparto obbligazionario, che prevede investimenti soprattutto in obbligazioni e titoli di Stato, con rischi bassi, ma rendimenti contenuti;
  • comparto garantito, con soluzioni che garantiscono la restituzione del capitale versato nel fondo.

Ubaldo

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