Lavorare nella PA: quali sono i percorsi accademici più adatti

Negli ultimi decenni lavorare nella Pubblica Amministrazione è uno “status” ambito da molti. Una visione figlia della crisi economica che ha spinto milioni di laureati e non solo a tentare i numerosi concorsi indetti ogni anno. Questa posizione non è raggiungibile mediante un semplice colloquio, come spesso accade nel privato, ma l’accesso è subordinato, quasi sempre, alla pubblicazione di un concorso pubblico in Gazzetta Ufficiale e all’espletamento, e dunque al superamento, di prove strutturate in più step: preselettiva, scritta e orale. Solo in pochi casi è sufficiente essere iscritto alle sole liste di collocamento. E in pochissime eccezioni  è richiesto il solo titolo di studio della scuola dell’obbligo.

Percorsi accademici

Tra le facoltà che maggiormente garantiscono una formazione completa per poter successivamente accedere ad un concorso per titoli ed esami troviamo i corsi di Laurea in Giurisprudenza, Economia e Scienze politiche. Economia è una delle facoltà che garantisce una preparazione soprattutto di stampo economico e finanziario ma senza tralasciare ambiti del diritto, della statistica e della matematica. Quanto alle numerose opportunità di una laurea in giurisprudenza, da un punto di vista lavorativo, questa facoltà è quella che offre un forte background giuridico, economico e politico utile sia per coloro che vogliono lavorare da dipendenti nel settore pubblico che per chi punta alla professione di avvocato o notaio. Anche il corso di laurea in Scienze Politiche offre una formazione ideale per l’accesso ai concorsi nell’ambito della Pubblica Amministrazione, con competenze sufficientemente ampie sotto il profilo del diritto e dell’economia. L’immatricolazione per seguire questi percorsi, sempre più spesso, avviene presso Atenei che garantiscono una metodologia didattica e-learning o blended learning come quella offerta dall’Università Telematica Niccolò Cusano. Sono undici in totale le università online riconosciute dal MUR.

Formazione post-laurea

Tuttavia, spesso accade che non sia sufficiente conseguire una laurea, triennale o magistrale, ma è necessario frequentare anche percorsi post laurea, come Master di I° o II° livello. Ciò con il fine di ottenere una formazione più dettagliata e specifica, o corsi di perfezionamento mirato. Tuttavia, il solo possesso dei titoli non valorizza il proprio curriculum, dunque si fa necessaria il possesso di ulteriori skills che rendono il candidato appetibile sul mercato del lavoro. Dunque, è necessaria la conoscenza di una seconda lingua straniera preferibilmente con un livello alto come un B1, C1 o un C2. Non è inusuale che spesso venga svolta una seconda prova, scritta o parlata in lingua. Inoltre, sono richieste anche elevate competenze informatiche a seguito della digitalizzazione della società e nel nostro caso della PA. Le competenze digitali sono utili per lavorare efficientemente in molti settori pubblici, e dunque  non solo per superare i concorsi.

Requisiti per lavorare nella Pubblica Amministrazione

Per l’accesso a un concorso pubblico bisogna possedere, alla data di scadenza del termine per la presentazione della domanda di ammissione, alcuni requisiti generali stabiliti dall’art. 2, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 9/5/94:

  • cittadinanza italiana o di un paese UE;
  • aver compiuto 18 anni;
  • idoneità fisica a ricoprire l’impiego;
  • non essere stati in passato destituiti o dispensati dall’impiego presso una PA;
  • non aver riportato condanne penali – o non aver procedimenti penali in corso – che impediscano la costituzione del rapporto d’impiego con la PA;
  • essere in regola con le leggi concernenti gli obblighi militari;
  • godere dei diritti politici;
  • possesso di accertate conoscenze dell’uso di apparecchiature e software informatici e di almeno una lingua straniera (salvo diverse disposizioni dell’ente).

Ove vi fossero ulteriori requisiti questi saranno indicati nel bando di concorso.

Marco

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